In Field

Da Business International, un incontro per evidenziare le prossime priorità della supply chain

05-03-2010
Introdotto e moderato dal prof. Federico Caniato, docente di supply chain management del politecnico di Milano, si è svolto a Milano un interessante incontro organizzato da Business International e sponsorizzato da CSC e Oracle, dedicato ai temi portanti della supply chain.
Come introduzione, il prof. Caniato ha sintetizzato una ricerca condotta dalla School of Management sul tema purchasing, dove si evidenzia che la priorità numero uno per i responsabili acquisti si è concentrata nel 2009 sulla riduzione dei costi. La visibilità della filiera rimane anch'essa una priorità, in termini di utilizzo di tecnologie, laddove per esempio altre metodologie come le aste on line sembra abbiano ridotto il loro peso come strumento tecnologico per una buona supply chain. Nella supply chain l'aspetto considerato più urgente è quello degli approvvigionamenti, con enfasi sulla programmazione e sulla gestione dei flussi, tipico delle supply chain a monte più evolute. Quale sintesi? In questo 2009, anche se sembra che per il 2010 lo scenario non sia molto cambiato, c'è stata una notevole enfasi sul controllo dei prezzi, ma questo non ha significato potersi dimenticare del resto e soprattutto ciò è passato in buona parte attraverso iniziative che riguardano la supply chain nel suo complesso.
 
I temi da affrontare per il futuro, e sui quali il professore ha poi condotto il successivo dibattito, sono stati quindi i seguenti:
- Supply chain come portatrice di contributi al successo aziendale: come portare questi contributi a conoscenza dell'amministratore delegato?
- Tema della collaborazione: emerge come interessante, ma come si fa a instaurare relazioni di collaborazione?
- Visibilità e gestione del rischio
- Pianificazione, demand planning, matching domanda/offerta: si può ancora fare?
- Riduzione dei costi non a discapito del livello di servizio: come?
- Innovazione: in che modo la supply chain è portatrice di innovazione nei modelli di business?
- Supply chain sustainability e green initiatives: la sostenibilità sociale o ambientale, a che punto sono? Possono essere una fonte di vantaggio economico?
 
Successivamente, Stephane Plovier, Global Business Consumer Practice Director di CSC (www.csc.com), ha presentato una ricerca denominata “SRM Barometer”, condotta su 84 grandi aziende in Europa in 8 paesi, con il 15% dei contributi provenienti dall'Italia, che aveva l'obiettivo di individuare le priorità dei supply chain manager. Dalla ricerca sono emerse quattro principali tendenze:
 
1. reazione incerta delle imprese all'impatto della crisi. In tempi di crisi il problema è fare meglio con meno risorse. Fra le conseguenze si è vista una generale riduzione degli stock.
 
2. Accelerazione della frammentazione della catena del valore: sia in tutti i continenti, sia attraverso la rete dei fornitori. Le fasi di produzione si fanno in diversi luoghi del pianeta. Oggi una delle grandi sfide per le aziende, è che queste devono costantemente ottimizzare la localizzazione degli approvvigionamenti e della produzione, confrontando costi del lavoro, di stoccaggio, di trasporto, come anche i livelli di stabilità e di competenza. Le catene diventano sempre più complesse. Il ruolo della supply chain è integrare sempre più queste catene. La crisi dovrebbe ancora accentuare questa frammentazione. Perché: nei paesi evoluti si cercherà di spendere sempre meno, facendo sempre più pressione sui fornitori, affinché li diminuiscano. Sforzi conseguenti saranno fatti da parte dei produttori per recuperare tali diminuzioni di costi, aumentando di conseguenza sempre più la complessità delle catene.
 
3. Crescita della collaborazione con i fornitori. La logistica costa sempre di più, quindi dobbiamo trovare nuove fonti di produttività. Innanzitutto la collaborazione fra le imprese. Investimenti crescenti vi sono in strumenti per la collaborazione, strumenti di controllo come quelli della tracciabilità, tecnologie web based condivise.
 
4. Riconciliazione fra economia e ambiente. Molte aziende hanno capito che ambiente e crescita non sono incompatibili. Normative ambientali si sposano con gli strumenti della tracciabilità, per mettere a disposizione del consumatore determinate informazioni. I punti di convergenza fra sviluppo sostenibile e supply chain sono molti: perché la sostenibilità riesce a produrre valore e vantaggi competitivi. Troppo stock uguale denaro fermo, poco stock significa troppi trasporti, quindi il compito della supply chain è strategico.
Insomma secondo CSC, la crisi insegna sì a diminuire i costi, ma più che una battaglia fra venditori e compratori, ci deve portare a un maggior livello di collaborazione. La crisi è un'opportunità per pensare a un nuovo modello di business basato sulla collaborazione, fra supply chain e acquisti.
 
In seguito, Paolo Prandini di Oracle ha presentato le soluzioni Oracle specificatamente indirizzate alle aziende produttrici e alle problematiche della supply chain, sulle quali ultimamente ha concentrato le sue acquisizioni, scegliendo una serie di soluzioni ad hoc. Per esempio si possono citare Siebel, Agile, Demantra, G Log (oggi Oracle Transportation Management) o Hyperion.
Da tutti questi moduli e dal mondo Oracle nasce la soluzione Oracle Value Chain Planning. Si tratta di una soluzione completa, modulare, nella quale si possono attivare o disattivare moduli a seconda delle necessità. Una soluzione che porta semplicità nella gestione della supply chain.
Si va verso un mondo di “integrated business planning” ovvero “Oracle enterprise performance management”, che insegna a tradurre gli eventi della supply chain in modo che siano compresi dal mondo finance. Tuttavia fra le sue conclusioni vi è anche l'idea che il software in sé sia la tecnologia abilitante, ma ciò che consente l'eccellenza sia solo un forte impegno condiviso a livello di azienda.
 
Molto interessante e foriera di un coinvolgente dibattito con il pubblico, la successiva tavola rotonda ha visto presenti Pierluigi Cavicchi, Direttore logistica De Longhi, Sergio Guastella, direttore della supply chain di Tetrapak, Alberto Boninsegna, direttore supply chain di Danone Italia, Marco Toppano, direttore supply chain Sanpellegrino, Daniela Colombo, Supply chain manager di Canon, Aldo Cammaroto, direttore supply chain Poltrona Frau.
 
In sintesi è emersa una situazione caratterizzata da apparenti contraddizioni: in particolare non è sicuro che la sostenibilità, che è uno dei trend più nominati degli ultimi mesi, possa andare di pari passo con il profitto, soprattutto quando questo richiede orizzonti di delocalizzazione sempre più vasti. L’idea a conclusione è che le soluzioni ci siano, ma che si possano trovare solo con un atteggiamento innovativo, creativo e collaborativo, seriamente volto alla ricerca di quelle strade nuove in grado di conciliare anche le tendenze più contrastanti.


 

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