Interviste
Con i pallet blu verso un mondo più green
Soluzioni per risparmiare risorse ed energia, produrre efficienza e salvaguardare l'ambiente. Ne parliamo con Luca Rossi, General Country Manager di CHEP Italia
13-05-2010
Logistica Management: Siete una multinazionale che ha fatto del pooling una scelta strategica. Com'è nata CHEP?
Luca Rossi: CHEP nasce in Australia alla fine degli anni '50. Alla fine della seconda guerra mondiale, gli americani lasciarono presso le loro basi militari in Australia un grande patrimonio di attrezzature per la movimentazione dei materiali, come per esempio muletti e pallet di legno. Quando il Governo australiano mise in vendita tutte le attrezzature, Walter Edwin Bramble, grande esperto di movimentazione dei materiali e fondatore della Brambles, acquisì CHEP (Commonwealth Handling Equipment Pool) e decise di lanciare in Australia il noleggio delle attrezzature. Fu subito un successo e CHEP ebbe una rapida crescita: in pochi anni arriva a gestire il più grande sistema di pooling di pallet e contenitori nell’emisfero meridionale e la più grande flotta a noleggio di carrelli elevatori a forche dell’Australia. Ora CHEP è una società che spedisce, raccoglie, condiziona e rispedisce oltre 300 milioni di pallet e contenitori in tutto il mondo. Gestisce oltre 3 milioni di movimenti di attrezzature al giorno e oltre 500 centri servizio; conta più di 345.000 clienti, occupa 7.000 professionisti e svolge la sua attività commerciale in 45 Paesi.
LM: Come è stata accolta l'idea del noleggio, il pooling appunto?
LR: In genere, soprattutto nei Paesi anglosassoni, il concetto di noleggio è abbastanza condiviso, proprio a livello culturale. Ad esempio, il noleggio di auto a lungo termine o la casa in affitto sono in queste regioni la soluzione “normale”. L'idea di possedere i beni è molto più radicata qui in Italia. Quindi, nel nostro caso, abbiamo puntato molto sull'idea del “servizio”, cioè su una partnership con una azienda specializzata nella gestione dei pallet e dei contenitori, che permette alla azienda cliente di ottimizzare la supply chain, contenere i costi e aumentare l'efficienza. è CHEP, infatti, che si occupa della fornitura, ma anche di tutto il ciclo di vita dei pallet: lo stoccaggio, il ritiro, la manutenzione, il riutilizzo.
Nel nostro Paese, per le ragioni culturali di cui dicevo, la penetrazione nel mercato è stata un po’ più lenta, ma possiamo dire che ora deteniamo una quota di mercato del 20% e, nonostante il periodo congiunturale, la nostra crescita è costante e ne siamo molto soddisfatti.
LM: Qual è il valore aggiunto di CHEP?
LR: Sta proprio nel concetto espresso prima di servizio, per cui il cliente può occuparsi del suo core business, lasciando a noi tutti i problemi relativi alla fornitura, alla movimentazione e alla manutenzione dei pallet, cosa che noi facciamo con un’attenta organizzazione, sollevando il cliente da una serie di operazioni che implicherebbero impiego di risorse e di mezzi, distogliendole da attività più specifiche.
LM: E, in quest’ottica di risparmio e ottimizzazione, si inquadra anche la vostra scelta strategica di essere una società ad alto contenuto “green”?
LR: Decisamente sì. Vede, CHEP da sempre è attenta alle politiche ambientali, al risparmio energetico e alla salvaguardia dell’ambiente. Noi non produciamo pallet, li acquistiamo da fabbricanti scelti rigorosamente tra quelli che utilizzano legname da foreste rinnovabili. Il processo di Certificazione dei fornitori di legname CHEP include visite sul campo, per verificare direttamente la conformità a tutte le normative, direttive e codici di best practice. I nostri pallet hanno un lungo ciclo di vita garantito, poiché abbiamo un occhio molto attento alla manutenzione; quindi, oltre a fornire sempre un prodotto all’altezza delle prestazioni richieste, viene costantemente esaminato e ricondizionato; anche quando il pallet non è più riutilizzabile, viene sempre riciclato al 100% e mai smaltito come rifiuto.
La nostra organizzazione di pooling ottimizza il trasporto su strada dei pallet vuoti, riuscendo a diminuire sensibilmente le emissioni di CO2 legate al trasporto. Tutto questo riguarda anche gli altri prodotti che noi trattiamo, come, per citarne solo alcuni, i contenitori destinati al comparto ortofrutticolo, in plastica riutilizzabile, pensati per trasportare in modo efficiente merce deperibile, sicuri perché sottoposti a lavaggio e igienizzazione dopo ogni utilizzo.
LM: Quali sono i servizi che offrite ai vostri clienti?
LR: Il sistema di pooling CHEP offre molti vantaggi alla supply chain, tra i quali miglior efficienza operativa, diminuzione dei danni ai prodotti, minori costi totali e maggiore sostenibilità ambientale, rispetto all’uso di altri sistemi. Inoltre, abbiamo messo a punto una serie di servizi aggiuntivi, diversi e distinti, mirati ognuno ad un settore specifico.
LM: Il sistema RFID è un vantaggio per voi o è una richiesta dei clienti?
LR: è soprattutto vantaggioso per il cliente che ha la certezza di poter controllare in qualsiasi momento lo stato dei prodotti che trasporta. Una sicurezza per la tracciabilità che i clienti richiedono sempre più spesso.
LM: Tornando al tema centrale, quello della sostenibilità ambientale, sembra un argomento molto “cool”, ma quanta sensibilità autentica riscontra poi nell’attività sul campo?
LR: In generale, è innegabile che la logica del profitto tout court sia tuttora quella più diffusa; tuttavia si va anche affermando la consapevolezza che anche il business sarà premiato da comportamenti aziendali responsabili, perché si traducono in reali risparmi, di energia, di tempo, di risorse, oltre che in efficienze ed economia di scala, in un circolo virtuoso. Per quanto riguarda CHEP, noi siamo un’azienda in cui l’età media dei collaboratori è intorno ai 30/35 anni. Le persone giovani hanno una grande sensibilità verso i temi ambientali, fanno progetti e hanno figli piccoli, quindi sentono molto la responsabilità di consegnare un mondo vivibile ai propri figli. Lavorare in una società che fa della sostenibilità una vera e propria filosofia aziendale li rende ancora più motivati e propositivi. La nostra, infatti, è una società dove le proposte e le istanze dei collaboratori vengono prese in attenta considerazione e le posso assicurare che molte vanno in quella direzione.
LM: Qualche esempio, di questa filosofia aziendale?
LR: Le nostre scelte seguono alcune linee guida, sostanzialmente riguardo alla qualità della vita: la nostra e quella dell’ambiente, che coinvolge tutti. Miglioramento e responsabilità sociale, questo è l’impegno che assumiamo verso i clienti e che chiediamo ai nostri collaboratori, a tutti i livelli.
Nelle nostre sedi, utilizziamo energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili e lampade a basso consumo energetico, le auto del parco veicoli aziendale sono Euro 5 o a GPL, usiamo carta riciclata per documenti, brochure e fotocopie e sostituiamo la carta con il digitale quando possibile, ci sono impianti per il riciclaggio di carta, lattine, bottiglie e plastica, a disposizione del personale. L’azienda promuove il volontariato e la flessibilità dell’orario di lavoro, i collaboratori fruiscono di corsi di formazione, dove vengono promossi la politica Zero Harm e il comportamento responsabile nei confronti dell’ambiente.
LM: Che cosa significa zero Harm?
LR: Zero Harm è una cultura aziendale che il Gruppo Brambles e CHEP promuovono internamente ed è volta all’eliminazione totale non solo degli infortuni, ma anche delle cause di rischio, anche remote, di danni alla persona sul luogo di lavoro, siano essi uffici, la vettura aziendale o i Centri di Servizio CHEP. La società programma training e progetti in cui coinvolge i propri dipendenti direttamente, che mirano all’adozione di un comportamento responsabile dei dipendenti stessi. Inoltre, CHEP dota i luoghi di lavoro di dispositivi e strumenti allo stato dell’arte, che garantiscano il massimo livello di sicurezza in ogni istante ed in ogni attività svolta dalle persone che lavorano in azienda: lo scopo primario di Zero Harm è che le persone possano venire al lavoro, prestare la propria opera nella la giornata lavorativa e ritornare a casa la sera senza alcun rischio per la propria incolumità. è un programma ambizioso e che prevede investimenti consistenti, ma sulla sicurezza del personale non siamo disposti a compromessi.





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