In Field
La logistica milanese e la neonata consulta generale, protagoniste dell'Assemblea pubblica di Fedespedi
Fedespedi, l'associazione di categoria che riunisce le imprese di spedizioni internazionali, con circa 2200 soci, ha organizzato la propria assemblea generale a Milano. Nella nostra sintesi, i principali temi affrontati: valore e opportunità della logistica in Lombardia, e opportunità per il comparto a livello nazionale alla luce del recente avvio della consulta generale dell'autotrasporto e della logistica
30-06-2010
Si è svolta il 28 giugno l'assemblea pubblica di Fedespedi, con una duplice focalizzazione.
Dapprima si è parlato di un modello logistico positivo, quello della regione di Milano, descritto in particolare dal prof. Fabrizio Dallari sulla base di una nuova ricerca promossa dalla Camera di Commercio di Milano.
Nella seconda metà della mattinata, la tavola rotonda dei relatori ha avuto come argomento le opportunità per le aziende della logistica in Italia, alla luce del Piano nazionale della logistica in via di preparazione in sede di consulta generale dell'autotrasporto e della logistica, la neonata organizzazione che ha preso il via all'inizio di giugno.
A condurre i lavori, principalmente Piero Lazzeri, attuale presidente di Fedespedi. Nella sua introduzione alla giornata, il presidente Lazzeri ha deplorato il gap economico del nostro Paese, dovuto ad un ritardo culturale e alla mancanza di una consapevolezza a livello politico, laddove in altri Paesi d'Europa la logistica mantiene intere economie. Deplora altresì la mancata organizzazione delle strutture logistiche italiane in modo da far figurare davvero il nostro Paese come grande porto mediterraneo in un mondo globalizzato. Bisogna anche uscire, secondo Lazzeri, dal monopolio dell'autotrasporto, senza considerare il fatto che l'autotrasporto è l'ultimo anello della catena logistica, sul quale gravano tutte le inefficienze della catena a monte. Lo spedizioniere deve rivestire pienamente il ruolo di “software” della logistica, ma il contesto nel quale opera deve essere più favorevole, a partire dai collegamenti infrastrutturali e soprattutto ferroviari. L'obiettivo deve essere invece una catena logistica veramente integrata con un piano di investimenti coordinato su alcuni grandi soggetti e non più vanificato dalla dispersione delle iniziative. Il confronto con le tratte logistiche (portuali/ferroviarie) del nord Europa è continua fonte di mortificazione, mettendo in evidenza il ritardo e le mancanze delle nostre strutture.
La nostra idea per il piano nazionale della logistica, conclude Lazzeri, è che sia impostato in modo europeo, con una omogeneizzazione delle normative a livello europeo, in modo che queste non possano essere interpretate in modo più o meno restrittivo nei vari Paesi.
Fabrizio Dallari, direttore del centro di ricerca della logistica, Università Carlo Cattaneo LIUC, ha presentato poi il suo libro dal titolo “Network Milano, Morfologia dei flussi logistici internazionali”, scritto a quattro mani con Sergio Curi e recentemente pubblicato da Bruno Mondadori. Questa pubblicazione, frutto di una ricerca finanziata dalla Camera di Commercio di Milano, e realizzata dalla società Globus et Locus, vuole appunto fotografare i flussi logistici e il valore del loro mercato, in un'area che coincide sostanzialmente con la regione Lombardia.
Il libro, di cui è stata gentilmente offerta una copia a tutti i partecipanti all'assemblea, è una fotografia molto accurata della situazione di questo mercato, nei suoi rapporti con una città complessa come Milano: una città nella quale i flussi logistici trovano non tanto un centro operativo o un crocevia di transito, quanto piuttosto un centro organizzativo ed economico di grandissimo valore strategico. Nella sua presentazione, Dallari ha riassunto brevemente le premesse e le principali conclusioni della ricerca che, appunto, costituisce la base teorica del libro stesso, concludendo con una serie di problematiche aperte, quali per esempio:
- il fatto che il 30% della produzione italiana sia ancora “franco fabbrica” e quindi non abbia possibilità di controllare le modalità dei flussi logistici;
- il fatto che vi sia ancora una scarsa capacità di coordinamento fra i principali attori della supply chain, ovvero la produzione e la distribuzione;
- infine, l'ancora scarsa la diffusione dell'outsourcing logistico.
Moderata poi da Nicola Porro, vice direttore de “Il Giornale”, si è svolta una tavola rotonda alla quale hanno partecipato Bartolomeo Giachino, sottosegretario del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e oggi presidente della nuova Consulta Generale per l'Autostrasporto e la Logistica, Rocco Giordano, presidente del suo Comitato Scientifico, oltre a Fausto Forti, amministratore delegato DHL e presidente di Confetra, e Andrea Boitani, docente di economia politica all'Università Cattolica del Sacro Cuore.
Fra i punti più interessanti del discorso dell'onorevole, innanzitutto il commento positivo al recente avvio dei lavori della Consulta Generale per l'Autostrasporto e la Logistica, che ha preso il via all'inizio di questo mese di giugno. Un importante passo per la definizione del nuovo piano nazionale della logistica, che secondo l'onorevole, dovrebbe essere terminato a novembre.
«Due milioni e mezzo di container passano dal nord Europa anziché arrivare direttamente da noi ed è tutto fatturato perso in termini di operazioni doganali e portuali oltre che di transiti logistici» sostiene appunto Bartolomeo Giachino. «L'obiettivo minimo del prossimo piano della logistica è far sì di poter recuperare questi transiti, che valgono 7 miliardi di euro e mezzo punto di PIL. Se scriviamo un piano della logistica, con il contributo di tutti gli operatori, che impegna tutti noi a modificare questa situazione, che risponda a questi obiettivi, se insomma questo piano dovesse diventare operativo come previsto all'inizio 2011, potremmo arrivare in dieci anni al raggiungimento di questo obiettivo e al recupero della metà del nostro ritardo economico».
Molto interessante il cenno ai contributi economici erogati dai governi al mondo dell'autotrasporto, che ancora nel 2010 ammontano a circa 400 milioni di euro. La proposta dell'onorevole sarebbe infatti quella di dimezzare tale cifra, destinando questi 200 milioni di euro al sostegno dell'universo logistico nella sua completezza, comprese infrastrutture e opere integrate e orientate a flussi specifici: «Il nostro desiderio, all'interno del nuovo piano della logistica, è che parte di quei 400 milioni siano destinati ad altri investimenti» propone infatti Giachino. «Dal 2011 non si potranno più spendere questi soldi solo per l'autotrasporto, ma anche per altri tipi di infrastrutture».
Nel corso della tavola rotonda, anche Fausto Forti e Rocco Giordano hanno portato parole di critica e di severo giudizio sulla situazione del comparto in Italia, dominato da consuetudini sbagliate e da pesanti voci di diseconomia, sia nella logistica privata, che nella logistica pubblica. Tuttavia i relatori presenti sono stati concordi su un altro punto di grandissimo interesse per il mercato della logistica, ovvero il fatto che l'erogazione di fondi da parte del governo non sia la richiesta principale o prioritaria espressa dalle associazioni di settore, quanto piuttosto un maggior rigore nei confronti delle regole, sia a livello di definizione che di osservanza, e soprattutto una completa omogeneizzazione delle regole a livello europeo in modo che nessun Paese abbia la possibilità di interpretarle in modo più o meno restrittivo rispetto ad altri.
Insomma: un nuovo piano della logistica con tutte le sue opportunità; l'idea che si debbano muovere investimenti in modo più coordinato e non al solo autotrasporto; l'idea che prima ancora degli investimenti, il mercato internazionale si debba maggiormente riconoscere in regole condivise, è la sintesi del messaggio espresso in questa mattina di lavori. Il tutto in una cornice di grande effetto, quella del Museo Diocesano di Milano, sotto lo sguardo severo ed eterno delle opere d'arte ivi custodite.




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