04-02-2026
Giuseppe Mineo, Professor & Senior Consultant - Open Innovation in Applied Logistics & SCM 5.0
Giuseppe Mineo, Professor & Senior Consultant - Open Innovation in Applied Logistics & SCM 5.0
Negli articoli prodotti in questi anni trovo un minimo comun denominatore: mettere ordine, provare a capire, tracciare una direzione da seguire… sicuramente è deformazione professionale e la sfida ogni volta si fa più interessante tanto più si presenta difficile. Senza dubbio, di tempo in tempo, il contesto che continua rapidamente ad evolvere ci sta davvero mostrando dall’interno l’andamento atteso delle ultime rivoluzioni industriali, spesso oggetti dei nostri studi, in cui complessità e livello tecnologico crescono esponenzialmente in una curva in rapida ascesa su intervalli di tempo sempre più stretti.
Proprio per questo, in parallelo al compianto maestro Piero Angela, l’unica via che prediligo quando si hanno solo poche righe per esprimere concetti davvero intricati è sempre, con leggerezza e appena possibile, provare a semplificare il complesso, per provare a metabolizzarne la struttura in tempi utili e preparare anche lo spazio e il giusto mindset per il successivo passo.
Forse stavolta come non mai: sol perché in fondo siamo solo agli inizi, nonostante le basi teoriche siano già proprie degli anni ’50 e l’accessibilità pubblica e la notorietà globale della nuova genAI abbiano soltanto tre anni di vita (ancora una volta sembrano già tanti).
Proprio per questo, in parallelo al compianto maestro Piero Angela, l’unica via che prediligo quando si hanno solo poche righe per esprimere concetti davvero intricati è sempre, con leggerezza e appena possibile, provare a semplificare il complesso, per provare a metabolizzarne la struttura in tempi utili e preparare anche lo spazio e il giusto mindset per il successivo passo.
Forse stavolta come non mai: sol perché in fondo siamo solo agli inizi, nonostante le basi teoriche siano già proprie degli anni ’50 e l’accessibilità pubblica e la notorietà globale della nuova genAI abbiano soltanto tre anni di vita (ancora una volta sembrano già tanti).
Mi sono divertito in questi anni, già dal 2018 in poi, nel descrivere e spiegare i principi della nativa Industry 4.0, poi la doppia “anomala” definizione di 5.0, aspettando nell’attesa della nuova era tecnologica, quando spesso non abbiamo ancora messo a fuoco seriamente la nostra. In questo passaggio, che definirei quasi Transizione “4 e mezzo” (proprio come potremmo identificare in Giga la rete internet in Italia, chi vuol capire capisca) con la velocità e gli scatti improvvisi mensili di un ottovolante, provo a dare un senso, come Vasco.
L’intuito nel ragionamento e la voglia di comunicare mi portano a rispecchiare questa prima fase applicativa del mondo AI su due elementi: un iceberg verde e una matrice 3d come il cubo di Rubik (visto del resto che in principio e alla base abbiamo le scienze e la matematica). Il primo nasce da una curiosità della natura scovata di recente: non si tratta della comoda e famosa lattuga da contorno, ma di un vero iceberg in ghiaccio ed elementi ferrosi, dove il verde si diffonde dai raggi che illuminano la superficie, riflettendone il colore.
L’AI è qualcosa di gigantesco, in movimento dinamico e imprevedibile, che cambia forma di continuo, direi anche scivoloso, di sicuro affascinante ed allo stesso tempo un pericolo in agguato. Pur ben visibile ad occhio nudo, nasconde una complessità alla base molto difficile da cogliere, per chiunque al mondo (lo dicono i fatti, anche per i geni del nostro secolo che la creano) e tutta da scoprire. Soluzione nell’affrontarla: studiarla e capirla, pian piano, fin dagli inizi e con costanza perché i passaggi sono tanti e non semplici da apprendere, non si può avere fretta nell’utilizzo, il rischio di pesanti errori strategici e operativi è molto, molto probabile, soprattutto in questi primi tempi: del resto è un mondo nuovo, come ipotizzato, siamo nell’Antartide. Già questo approccio, solo apparentemente ovvio, ma umile e pragmatico, di chi “sa di non sapere” è stato un elemento distintivo di poche realtà industriali di valore in questi ultimi mesi, anche in Italia. Mi sento di poterlo dire perché da un paio di anni il mismatch di competenze e necessità tra aziende, anche realtà importanti, e risorse umane già formate o da preparare a breve viaggia sia verso l’alto che verso il basso su livelli troppo diversi. É un serio problema strategico, tattico ed operativo e rischia di acuirsi col tempo.
Il secondo elemento, la matrice tridimensionale e il cubo colorato, invece ci aiutano a suddividere questa “infinita sostanza” in tanti blocchetti più piccoli, più pratici da gestire e sicuramente più utili e sensati. Il primo passaggio da cui partire? Mi pare corretto pensare e partire intanto da un doppio uso: AI per aziende, AI per le persone. Sì, gli approcci sono diversi. Poi ancora una suddivisione su tre livelli in successione, per creare una crescita e una consapevolezza dal basso, coerente, costante, scegliendo temi e contenuti idonei di volta in volta. Attenzione però, sono temi dinamici come non mai, quindi guai ad addormentarsi troppo, si rischia di perdere in breve il senso dell’orientamento e anche l’iceberg.
L’intuito nel ragionamento e la voglia di comunicare mi portano a rispecchiare questa prima fase applicativa del mondo AI su due elementi: un iceberg verde e una matrice 3d come il cubo di Rubik (visto del resto che in principio e alla base abbiamo le scienze e la matematica). Il primo nasce da una curiosità della natura scovata di recente: non si tratta della comoda e famosa lattuga da contorno, ma di un vero iceberg in ghiaccio ed elementi ferrosi, dove il verde si diffonde dai raggi che illuminano la superficie, riflettendone il colore.
L’AI è qualcosa di gigantesco, in movimento dinamico e imprevedibile, che cambia forma di continuo, direi anche scivoloso, di sicuro affascinante ed allo stesso tempo un pericolo in agguato. Pur ben visibile ad occhio nudo, nasconde una complessità alla base molto difficile da cogliere, per chiunque al mondo (lo dicono i fatti, anche per i geni del nostro secolo che la creano) e tutta da scoprire. Soluzione nell’affrontarla: studiarla e capirla, pian piano, fin dagli inizi e con costanza perché i passaggi sono tanti e non semplici da apprendere, non si può avere fretta nell’utilizzo, il rischio di pesanti errori strategici e operativi è molto, molto probabile, soprattutto in questi primi tempi: del resto è un mondo nuovo, come ipotizzato, siamo nell’Antartide. Già questo approccio, solo apparentemente ovvio, ma umile e pragmatico, di chi “sa di non sapere” è stato un elemento distintivo di poche realtà industriali di valore in questi ultimi mesi, anche in Italia. Mi sento di poterlo dire perché da un paio di anni il mismatch di competenze e necessità tra aziende, anche realtà importanti, e risorse umane già formate o da preparare a breve viaggia sia verso l’alto che verso il basso su livelli troppo diversi. É un serio problema strategico, tattico ed operativo e rischia di acuirsi col tempo.
Il secondo elemento, la matrice tridimensionale e il cubo colorato, invece ci aiutano a suddividere questa “infinita sostanza” in tanti blocchetti più piccoli, più pratici da gestire e sicuramente più utili e sensati. Il primo passaggio da cui partire? Mi pare corretto pensare e partire intanto da un doppio uso: AI per aziende, AI per le persone. Sì, gli approcci sono diversi. Poi ancora una suddivisione su tre livelli in successione, per creare una crescita e una consapevolezza dal basso, coerente, costante, scegliendo temi e contenuti idonei di volta in volta. Attenzione però, sono temi dinamici come non mai, quindi guai ad addormentarsi troppo, si rischia di perdere in breve il senso dell’orientamento e anche l’iceberg.
Perché quindi focalizzarsi su questo input, qual è il senso? Perché chi conosce il tema da tempo e prova a testare i risultati ogni volta che emerge un nuovo salto tecnico, ne resta sempre ammirato inizialmente, direi ammaliato, ma se presta attenzione, alla prima verifica utile può anche rendersi conto che per raggiungere obiettivi reali e risultati auspicati, utili, sensati, la gestione dovrà essere perfetta in ogni fase, sensata, continua e assolutamente corretta sia nell’approccio che nel controllo altrimenti sarà molto, molto probabile incappare in errori anche grossolani come non mai e trovarsi facilmente fuoristrada “senza alcun senso”. Quindi ecco in sintesi cosa va e cosa non va di questa novità in ballo, e di altre altrettanto potenti parleremo molto, molto presto tornando in qualche modo ai tempi dei primi videogiochi preistorici monocolore di Pong, Snake e Atari.
Sappiamo già dei risvolti importanti da raggiungere sui tempi, le opportunità, le analisi tramite AI ma l’obiettivo dei prossimi anni andrà tradotto in potenzialità reale dell’uomo e del business e l’impressione, che ritrovo condivisa da chi ne sa, è che non tutti colgano oggi appieno le criticità e la necessità di un corretto approccio curato e strutturato al meglio rischiando, al contrario, di disturbare o confondere molto inconsapevolmente le scelte e il percorso di crescita di un’azienda. In estrema sintesi, la formazione continua è fondamentale, per tutti.
Sappiamo già dei risvolti importanti da raggiungere sui tempi, le opportunità, le analisi tramite AI ma l’obiettivo dei prossimi anni andrà tradotto in potenzialità reale dell’uomo e del business e l’impressione, che ritrovo condivisa da chi ne sa, è che non tutti colgano oggi appieno le criticità e la necessità di un corretto approccio curato e strutturato al meglio rischiando, al contrario, di disturbare o confondere molto inconsapevolmente le scelte e il percorso di crescita di un’azienda. In estrema sintesi, la formazione continua è fondamentale, per tutti.


